Aritmetica modulare/Radici primitive

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Template:Aritmetica modulare In questo modulo ci si concentrerà sul gruppo moltiplicativo dell'anello ℤn.

Terminologia

Dal piccolo teorema di Fermat sappiamo che per ogni x ed n (con x ed n coprimi) si ha

xϕ(n)≡1modn

Può tuttavia esistere un numero h<ϕ(n) tale che

xh≡1modn

Se h è il minore intero possibile con questa caratteristica, si dice che h è l'ordine di x modulo n; se in particolare h=ϕ(n), allora si dice che x è una radice primitiva modulo n (in teoria dei gruppi una radice primitiva viene denominata "generatore del gruppo"). Ad esempio 5 ha la radice primitiva 2, perché

21≡2mod5,22≡4mod5,23≡3mod5,24≡1mod5

mentre 8 non ne ha una, in quanto

12≡1mod8,32≡1mod8,52≡1mod8,72≡1mod8

mentre ϕ(8)=4. Sorge quindi il problema di stabilire quali n possiedono una radice primitiva e quali no.

Prime proprietà dell'ordine

Da ora in poi supporremo sempre n fissato e x coprimo con n, e porremo N=ϕ(n).

Supponiamo che x abbia ordine h. Una prima proprietà, banale, è che h è un divisore di N. Suppooniamo infatti che MCD(h,N)= k < h. Allora la congruenza

hy≡kmodN

è risolubile per un y >1. Quindi

xk≡xaN+hymodn≡(xN)a(xh)ymodn≡1a1ymodn≡1modn

e quindi k dovrebbe essere l'ordine di x, essendo minore di h. Questo è assurdo, e h divide N.

Supponiamo ora che x e y abbiamo ordine rispettivamente h e k, e che h e k siano coprimi. Allora xy ha ordine hk. È infatti ovvio, da quanto detto prima, che ne è un divisore, perché

(xy)hk=(xh)k(yk)h≡1k1hmodn≡1modn

Supponiamo ora che l'ordine di xy sia HK, dove H divide h e K divide k; H e K sono coprimi, essendo i loro multipli. Supponiamo h = Hj; elevando xy alla HjK, si ha

(xy)HjK=(xh)kyhK≡yhKmodn

e anche (xy)HjK=[(xy)HK]j≡1modn

e quindi hK è un multiplo di k; essendo h coprimo con k, si deve avere che K è un multiplo di k, e quindi, essendone anche un divisore, k = K. Allo stesso modo h = H, e l'ordine di xy è hk.

Consideriamo ora il caso dell'ordine di un numero x rispetto a due moduli coprimi n ed m. Sia h l'ordine di x rispetto ad n e k l'ordine di x rispetto a m. Allora l'ordine di x rispetto a nm è il minimo comune multiplo tra h e k. Infatti, dire che

xl≡1modnm

equivale a dire

{xl≡1modnxl≡1modm

e questo è possibile solo se l è multiplo sia di h che di k, e in particolare vale per ogni multiplo comune di h e di k: quindi il loro multiplo comune più piccolo, cioè il loro m.c.m., è l'ordine di x rispetto a nm.

Numeri primi

Supponiamo ora che n è un numero primo, e denotiamolo quindi con p. Dimostreremo che per ogni p esiste una radice primitiva.

ϕ(p)=p−1, quindi gli ordini dei vari elementi sono divisori di p -1. Possiamo fattorizzare quest'ultimo numero, ottenendo

p−1=q1a1q2a2⋯qsas

Se riuscissimo a trovare un gruppo di elementi x1,x2,…,xs tali che xi ha ordine ai per ogni i, allora il prodotto x1x2x3⋯xs avrebbe, per le proprietà dimostrate precedentemente, ordine esattamente p -1.

Un xi di ordine precisamente ai soddisfa la congruenza

xqai≡1modp

ma non

xqai−1≡1modp

Consideriamo il polinomio P(x)=xp−1−1: per il piccolo teorema, ha esattamente p -1 zeri distinti (cioè tutti gli elementi di ℤp eccetto lo zero), e poniamo qi=q,ai=a. Si ha p−1=qaw per un m; ponendo xqa=y, risulta evidente che

xp−1−1=yw−1=(y−1)(yw−1+yw−2+⋯+y1+1)

In x, i due polinomi a destra hanno grado rispettivamente qa e p−1−qa, e quindi, poiché p è primo, hanno al massimo rispettivamente qa e p−1−qa soluzioni. Ma la somma del loro numero di soluzioni deve dare p -1, quindi ne hanno esattamente tante. Ma ora la congruenza

xqa−1≡1modp

ha al massimo qa−1 soluzioni, che sono di meno di qa; quindi esattamente qa−qa−1 elementi di ℤp hanno ordine qa. Poiché questo avviene per ogni i, per quanto detto prima, esiste un elemento che ha ordine q1a1q2a2⋯qsas=p−1, cioè una radice primitiva.

Potenze dei numeri primi

Esaminiamo ora il caso delle potenze dei numeri primi, e consideriamo il caso p =2. Per n =4, 3 è una radice primitiva. L'esempio all'inizio del capitolo mostra invece che 8 non ha una radice primitiva, perché a2≡1mod8 per ogni a dispari; questo implica che per ogni altra potenza di due non può esserci una radice primitiva: infatti supponiamo che questo avvenga per un 2k, e che a sia la radice primitiva, tale che a è congruo a b modulo 8 (questa congruenza su una congruenza ha senso, perché 2k è, per ipotesi, multiplo di 8). Allora le potenze di a sono congrue, modulo 8, alternativamente a b e ad 1, mentre dovrebbero essere congrue anche alle altre due (se b =3, ad esempio, dovrebbero essere congrue anche a 5 e a 7); quindi una radice primitiva non può esistere.

Sia ora p un primo maggiore di 2, e a una sua radice primitiva. ϕ(p2)=p(p−1); inoltre, l'ordine di a modulo p2 è un multiplo di p -1, perché per avere

ak≡1modp2

si deve avere

ak≡1modp

Gli unici multipli di p -1 che dividono p (p -1) sono i due estremi, cioè gli stessi p -1 e p (p -1): se è quest'ultimo, allora a è una radice primitiva modulo p2; supponiamo invece che non lo sia, e consideriamo il numero (coprimo con p) p - a. Attraverso lo sviluppo del binomio di Newton si ha

(p−a)p−1=∑i=0p−1(p−1i)(−1)iaipp−1−i

Modulo p2, gli unici elementi che restano sono quelli con i =p -2 e i =p -1:

(p−a)p−1≡(p−1p−2)(−1)p−2ap−2p+(p−1p−1)(−1)p−1ap−1modp2≡(p−1)(−1)a−1p+1modp2≡pa−1+1modp2

che è congruo a 1 modulo p2 se e solo se

pa−1≡0modp2⟺a−1≡0modp

che è impossibile perché a è coprimo con p, essendone una radice primitiva. Quindi o a o p - a è una radice primitiva per p2, o, detto in altri termini, questa esiste sempre.

Dimostreremo ora che, se a è una radice primitiva per p2, allora è una radice primitiva anche per pk per ogni k >2. Procediamo per induzione: se k =2 questo è vero per ipotesi (abbiamo dimostrato prima che a esiste) e inoltre a è una radice primitiva modulo p. Supponiamo che il teorema sia valido per ogni k fino a K escluso. In questo caso l'ordine di a può essere solamente ϕ(pK−1)=pK−2(p−1) oppure ϕ(pK)=pK−1(p−1). Inoltre abbiamo

aϕ(pK−2)=1+lpK−2

Elevando a alla ϕ(pK−1) si ha

aϕ(pK−1)=apK−2(p−1)=(apK−3(p−1))p=(aϕ(pK−2))p=(1+lpK−2)p=(p0)p0+(p1)lpK−2+(p2)l2p2(K−2)+⋯

e calcolando modulo pK

aϕ(pK−1)≡1+lppK−2modpK≡1+lpK−1modpK

Se ora l non è divisibile per p, abbiamo dimostrato che a è una radice primitiva modulo pK; se invece a è divisible per p si ha

aϕ(pK−2)=1+l1ppK−2≡1modpK−1

e quindi a ha ordine ϕ(pK−2) modulo pK−1, contro l'ipotesi che a sia una radice primitiva, questo è assurdo, e quindi a è una radice primitiva modulo pK. Per induzione, segue che a è una radice primitiva per ogni pk, k >2.

Numeri divisibili da più di un primo

Consideriamo ora un numero n che non è potenza di un numero primo, fattorizzandolo come n=p1a1p2a2⋯psas. La funzione di Eulero è moltiplicativa, quindi l'ordine necessario per essere una radice primitiva è ϕ(p1a1)ϕ(p2a2)⋯ϕ(pkak); se x non è una radice primitiva modulo pa (qualunque p), a maggior ragione non lo potrà essere modulo n, perché vi sono degli elementi modulo pa che non genera (sia b uno di questi): se xk non è mai congruo a b modulo pa, non lo potrà mai essere modulo n, e quindi x non è una radice primitiva.

Consideriamo ora un x che è una radice primitiva modulo piai per ogni i. Questa esiste, perché di ognuna esistono le radici primitive x1,x2,…,xs, e a questa s-upla è possibile assegnare un elemento di ℤn (vedi il capitolo sulle congruenze lineari). Affinché il suo ordine modulo n sia il prodotto degli ordini, questi devono essere tutti coprimi tra loro. Tuttavia, se p è un primo dispari, ϕ(p)=p−1 è pari, e così la funzione di Eulero delle sue potenze. Anche ϕ(2k), per k >1, è pari: quindi, per avere una radice primitiva, n può contenere nella sua fattorizzazione al massimo un primo dispari (eventualmente elevato a qualche potenza) e 2.

Ricapitolando, gli unici n che hanno una radice primitiva sono:

  • 2 e 4;
  • pk per p primo dispari e k qualsiasi;
  • 2pk per p primo dispari e k qualsiasi.

Indici

Consideriamo ora una radice primitiva g per un numero primo p: per definizione, i numeri

g,g2,g3,…,gp−1

corrispondono, in qualche ordine, ai numeri 1,2,...,p -1. Se x=gk, k è dello l'indice di x rispetto alla radice primitiva g.

Sia ora x=ga. Le potenze di x saranno i numeri

ga,g2a,g3a,…,g(p−1)a

dove gli esponenti possono essere ridotti modulo p -1. Fissato un altro numero y, la congruenza

xk≡ymodp

(dove l'incognita è k) è equivalente a

gak≡gbmodp

ovvero, poiché possiamo ridurre modulo p -1 gli esponenti,

ak≡bmod(p−1)

che è risolubile, come sappiamo, se e solo se l'MCD(a,p -1) divide b. In particolare, se a è coprimo con p -1, allora è risolubile per ogni b, e viceversa. In questo caso, le potenze di x corrispondono a tutte le potenze di g, ovvero a tutto ℤp∖{0}, e quindi x è un'altra radice primitiva per p. Quindi esistono esattamente ϕ(p−1) radici primitive.

Lo stesso ragionamento si può applicare agli altri numeri n per i quali esiste una radice primitiva: in questo caso esse sono in numero di ϕ(ϕ(n)). Template:Avanzamento