Calcolo numerico/Metodi del punto fisso

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Riformulazione del problema

Data f:(a,b)→ℝ trovare α tale che f(α)=0 equivale a cercare α tale che α=ϕ(α) con ϕ funzione opportuna. Ad esempio, si può considerare

ϕ=x+f(x)

oppure

ϕ(x)=x+f(x)h(x),h(α)≠0

oppure

ϕ(x)=x+F(f(x))

con F continua e F(0)=0.

Esistenza di punti fissi

Teorema 4.3

Se ϕ mappa un intervallo [a,b] in sé stesso, se ϕ∈C1([a,b]), e se esiste un K<1 tale che |ϕ′(x)|≤K∀x∈[a,b], segue che:

  1. ϕ ha un unico punto fisso nell'intervallo [a,b];
  2. xk=ϕ(xk−1) tende ad α per qualunque punto d'innesco x0∈[a,b];
  3. limk→∞xk+1−αxk−α=ϕ′(α).

Possiamo definire il tasso asintotico di convergenza come −log⁡|f′(α)|. La convergenza è globale nell'intervallo [a,b].

Dimostrazione

Esistenza del punto fisso: per ipotesi, ϕ:[a,b]→[a,b] è continua. Data ψ(x)=ϕ(x)−x:[a,b]→[a,b], siccome a<ϕ(x)<b, si ha ψ(a)=ϕ(a)−a≥0 e ψ(b)=ϕ(b)−b<0. Quindi ψ è una funzione continua con segni opposti agli estremi, allora esiste α∈[a,b] tale che ψ(α)=ϕ(α)−α=0, cioè ϕ(α)=α.

Unicità del punto fisso: per assurdo, supponiamo che esistano α1,α2 tali che ϕ(α1)=α1 e ϕ(α2)=α2, allora

|α2−α1|=|ϕ(α2)−ϕ(α1)|=ϕ′(η)∗(α2−α1),η∈[α1,α2].

Per l'ipotesi ϕ′(x)<k segue che

|α2−α1|≤K∗|α2−α1|<|α2−α1|

e abbiamo un assurdo.

Convergenza della successione delle iterate: per ogni k≥0, esiste un punto ηk∈[α,xk] tale che

xk+1−α=ϕ(xk)−ϕ(α)=ϕ′(ηk)∗(xk−α),α<ηk<xkformula ∗

e passando al valore assoluto

|xk+1−α|≤K∗|xk−α|≤Kk+1∗|x0−α|

e siccome K≤1, la quantità tende a 0 per k→∞, cioè {xk}→α, per ogni x0∈[a,b].

Verifica del limite: per la formula ∗:

limk→∞xk+1−αxk−α=limk→∞ϕ′(ηk)=ϕ′(α)

Interpretazione geometrica dei metodi di punto fisso

Consideriamo il metodo

xk+1=ϕ(xk)

Nel caso di convergenza, ci sono due situazioni possibili:

  1. convergenza monotona: i punti xk si trovano sempre a sinistra o sempre a destra della radice;
  2. convergenza alternata: se xk si trova a sinistra della radice, xk+1 si trova a destra e così via.

Consideriamo il punto di intersezione di ϕ con la bisettrice, che è il punto fisso α. Consideriamo x0 a sinistra di α, e poniamo ϕ(x0)=x1. Per determinare x2=ϕ(x1) tracciamo a partire da x1 il segmento orizzontale che lo congiunge alla bisettrice, e poi risaliamo sulla funzione, trovando x2=ϕ(x1) e così via. Se x0<α e la funzione è crescente abbiamo una successione monotona crescente, mentre è decrescente nell'altro caso.

Condizione sufficiente di convergenza locale

Teorema 4.4 (teorema di Ostrosky)

Sia α un punto fisso di ϕ, e supponiamo che ϕ sia di classe C1 in un intorno del punto fisso. Allora esiste δ>0 tale che ∀x0t.c.|x0−α|<δ, la successione converge e

limk→∞xk=α.

Si sa che il δ esiste, ma non si sa come costruirlo.

Proposizione 4.1

Sia ϕ di classe Cp+1 in un opportuno intorno di α, e supponiamo che ϕs(α)=0 con s=1,…,p, mentre ϕs+1(α)≠0, allora il metodo di punto fisso ha ordine di convergenza p+1, e

limk→∞xk+1−α(xk−α)p+1=ϕp+1(α)(p+1)!

Osservazione sul metodo di Newton

Il metodo di Newton è un metodo di punto fisso, dove si pone:

xk+1=xk−f(xk)f′(xk)

quindi ϕ è della forma ϕ(x)=x−f(x)h(x).

Se f′(α)≠0 e quindi se α è una radice semplice, allora per la proposizione sopra γ=1/2!ϕ″(α), e si ha

ϕ′(x)=1−f′(x)2−f(x)∗f″(x)f′(x)2

ϕ′(x)=1−1+f(x)∗f″(x)f′(x)2=f(x)∗f″(x)f′(x)2

e vale 0 se valutato in α.

ϕ″(x)=f′(x)2∗(f(x)∗f(3)(x)+f′(x)∗f″(x))−2∗f′(x)∗f″(x)∗f(x)∗f″(x)f′(x)4

e valutando in α, tenendo conto che f(α)=0:

ϕ″(x)=f′(α)3∗f″(α)f′(α)4=f″(α)f′(α)

quindi

limk→∞xk+1−α(xk−α)2=1/2f″(α)f′(α)

Se α è una radice multipla di molteplicità s, si può scrivere f(x)=(x−α)s∗ν(x). Ripetendo i conti precedenti,

ϕ′(x)=f(x)∗f″(x)f′(x)2

f′(x)=s(x−α)s−1∗ν(x)+(x−α)s∗ν′(x)=(x−α)s−1∗[s∗ν(x)+(x−α)∗ν′(x)]

f″(x)=(x−α)s−1∗[s∗ν′(x)++(−α)∗ν′(x)+(x−α)∗ν″(x)]+(s−1)∗(x−α)s−2∗[s∗ν(x)+(x−α)∗ν′(x)]

f″(x)=(x−α)s−2∗[(x−α)∗[s∗ν′(x)−α∗ν′(x)+(x−α)∗ν″(x)+(s−1)∗[s∗ν(x)+(x−α)∗ν′(x)]]

f″(x)=(x−α)s−2∗[(x−α)∗[(s−α)∗ν′(x)+(x−α)∗ν″(x)+(s−1)∗s∗ν(x)+(s−1)(x−α)∗ν′(x)]]

ϕ″(x)=(x−α)s∗ν(x)∗(x−α)s−2∗θ((x−α)s−1)2∗η2=θη2

con

η=s∗ν(x)+(x−α)∗ν′(x)

η(α)=s∗ν(α)

θ=[(x−α)∗[(s−α)∗ν′(x)+(x−α)∗ν″(x)+(s−1)∗s∗ν(x)+(s−1)(x−α)∗ν′(x)]]

θ(α)=(s−1)∗s∗ν(α)

quindi

ϕ″(α)=θ(α)η2(α)=(s−1)s∗ν(α)s2∗ν2(α)

=(s−1)/s∗ν(α)

e quindi f′(α)=0 solo se s=1, e quindi se α è una radice semplice.

Nel caso di radici multiple, per recuperare l'ordine di convergenza, costruisco la funzione ϕ(x)=x−sf(x)f′(x), per ripristinare la convergenza superlineare, infatti si ottiene:

ϕ′(α)=1−s+sf(α)f″(α)f′(α)2

e sostituendo il valore ϕ′(α)=(s−1)/s trovato prima:

ϕ″(α)=1−s+s∗ϕ′(α)=1−s+s(s−1)/s=0

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