Calcolo numerico/Norme di vettori e di matrici

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Norma di vettori

Nella risoluzione di sistemi lineari si ha l'obiettivo di misurare quantità non scalari.

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Esempio 2.1

Esempi di norme sono:

  1. |𝒙|=∑i=1nxi2norma 2
  2. |𝒙|=∑i=1n|xi|norma 1
  3. |𝒙|∞=max⁡i|xi|norma infinito

e gli intorni in queste tre norme sono rispettivamente un cerchio, un rombo e un quadrato.

Proprietà 1: la norma è una funzione uniformemente continua, cioè

∀ε>0∃δt.c.|𝒙−𝒚|<δ⟶|𝒙|−|𝒚|≤ε

A vettori vicini corrispondono norme vicine indipendentemente dagli ordini di grandezza.

Proprietà 2: vale la proprietà di equivalenza topologica delle norme. Supponiamo di prendere due norme qualsiasi |𝒙|1 e |𝒙|2, con n fissato. Allora esistono α,β∈ℝ con 0<α<β tali che

α|𝒙|2≤|𝒙|1≤β|𝒙|2

Allora, siccome tutte le norme sono equivalenti, si può scegliere la norma che dà meno errori.

Proprietà 3: per ogni 𝒙∈ℂn, considerate le norme 1,2 e ∞ dell'esempio precedente, si ha:

|𝒙|∞≤|𝒙|2≤n|𝒙|∞

|𝒙|2≤|𝒙|1≤n|𝒙|2

e, unendo le due relazioni:

|x|∞≤|𝒙|2≤|𝒙|1

Norma matriciale

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Proprietà 1,2: valgono l'uniforme continuità e l'equivalenza delle norme come conseguenze dei punti 1,2,3.

Esempio 2.2

È necessario imporre anche la quarta proprietà. Infatti, data la matrice

A=(1224)

B=(161834)

si ha che AB è la matrice nulla, e quindi vale

0<|A|∗|B|

Relazioni tra norme vettoriali e norme matriciali

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Proprietà 3: Una norma vettoriale indotta è una norma matriciale compatibile.

Dim. Se 𝒙=0, la definizione di norma matriciale compatibile è verificata. Se 𝒙≠0, si ha

|A𝒙|v=|A𝒙|v|𝒙|v∗|𝒙|v

=|𝒙|v∗|A𝒙|𝒙|v|v=

=|𝒙|v∗|A𝒚|v

≤|𝒙|v∗max𝒚t.c.|𝒚|v=1|A𝒚|v

≤|𝒙|v∗|A|

cvd

Proprietà 4: La norma matriciale indotta è la più piccola tra le norme matriciali compatibili con la norma vettoriale considerata.

Dim.

|A|=max𝒙t.c.|𝒙|=1|A𝒙|v

e per la compatibilità della norma ∗:

≤max𝒙t.c.|𝒙|v=1|A|∗|𝒙|v

≤|A|∗

cvd

Norme matriciali indotte dalle principali norme vettoriali

Proprietà 5:

norma vettorialenorma matriciale compatibilenorma 1maxj=1n[∑i=1n|Aij|]norma infinitomaxi=1n[∑j=1n|Aij|]norma 2ρ1/2(Ah∗A)

Nell'espressione della norma matriciale indotta dalla norma 2, cioè dalla norma euclidea, ρ rappresenta il raggio spettrale.

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Proprietà 6: Per ogni A∈ℂn valgono le seguenti disuguaglianze:

1n|A|∞≤|A|2≤n|A|∞1n|A|1≤|A|2≤n|A|1maxi,j|Aij|≤|A|2≤maxi,j|Aij|???|A|2≤n|A|2≤|A|∞

Osservazione 2.1

Se A=Ah, allora |A|∞=|A|1, e

|A|2=ρ1/2(A2).

ma siccome per gli autovalori vale la relazione A𝒙=λ𝒙, moltiplicando per A ottengo:

A2𝒙=λA𝒙=λ2𝒙

cioè gli autovalori di A2 sono i quadrati degli autovalori di A.

Quindi

|A|2=ρ(A)

Se A è hermitiana definita positiva, cioè ∀𝒙≠0, 𝒙⋅A𝒙>0, allora gli autovalori sono positivi, e si ha

|A|2=maxiλi(A)

Nota: il raggio spettrale non è una norma matriciale, a meno che non mi limiti a sottoclassi di matrici.

Esistono infatti A,B tali che

ρ(A+B)>ρ(A)+ρ(B)

Esempio 2.3

Considerando

A=(0100)

B=(0010)

Allora si verifica che

ρ(A)=ρ(B)=0

mentre

ρ(A+B)=1

e la disuguaglianza triangolare è violata.

Altre proprietà della norma matriciale indotta

Proprietà 7: per ogni norma matriciale indotta, vale che ρ(A)≤|A|∗.

Dim. Consideriamo la relazione

A𝒙=λ𝒙

|λ𝒙|=|A𝒙|v

⟶|λ||𝒙|v=|A𝒙|v

⟶|λ|=|A𝒙|𝒙|v|v

|λ|≤max𝒗t.c.|𝒗|=1|A𝒗|v=|A|∗

cioè

|λ|≤|A|∗

vale per ogni autovalore, e quindi anche per quello che realizza il raggio spettrale, cioè

ρ(A)≤|A|∗

cvd

Numero di condizionamento

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Consideriamo una funzione g:ℝn→ℝn, tale che Ag(P)=P.

P¯=P+δP,⟶g(P¯)≃g(P)+Jg(P)∗δP

Valutando l'errore relativo

|Er|=|g(P¯)−g(P)||g(P)|

=|g(P)+Jg(P)∗δP−g(P)||g(P)|

=|Jg(P)δP||g(P)|

≤|Jg(P)|∗|δP||G(P)|

Moltiplichiamo e dividiamo per |P|.

Er≤|Jg(P)|∗|P||g(P)|∗|δP||P|

Siccome stiamo supponendo di risolvere il sistema

Ag(P)=P

segue che

Jg(P)=A−1

g(P)=A−1P

quindi

Er≤|A−1|∗|Ag(P)||g(P)|∗εP

tenendo conto che la norma matriciale utilizzata è compatibile:

Er≤|A|∗|A−1|∗|G(P)||g(P)|∗|δP||P|

e ponendo εx=|δP||P| si ottiene

Er≤K(A)∗εX

Proprietà del numero di condizionamento

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Lemma 2.1: Per ogni norma, K(A)≥1.

Dim.

K(A)=|A|∗|A−1|≥|A−1A|=|I|≥1

cvd

Condizionamento spettrale

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AHA è definita positiva, se A è non singolare. Infatti 𝒙⋅(AhA𝒙)=𝒙⋅(AH𝒚)≥0∀𝒙≠0,𝒚=A𝒙≠0.

Se A è definita positiva, allora ha tutti autovalori reali positivi, e

ρ1/2(AhA)=maxiλi(AhA)=λmax(AhA)

dove i λi sono autovalori di AhA.

Inoltre

|A−1|2=ρ1/2(Ah−1A−1)=ρ1/2(AAh)−1=max⁡λi((AAh)−1,λiautovalori di(AAh)−1

Allora

|A−1|2=maxi[1λi(AAH)]=1λmin(AAh)

e siccome A h AAh e AhA sono simili e hanno quindi gli stessi autovalori, allora

|A−1|2=1λmin(AhA).

Allora, se A è non singolare,

K2(A)=λmax(AhA)λmin(AhA).

Se Ah=A, allora

K2(A)=max⁡|λ(A)|min⁡|λ(A)|

e se A è anche definita positiva

K2(A)=λmax(A)λmin(A)

Stime del numero di condizionamento

Consideriamo una norma matriciale indotta. Vale la seguente proprietà: ρ1/2(A)≤|A|, allora

K(A)=|A|∗|A−1|≥ρ(A)∗ρ(A−1)=max⁡|λ(A)|min⁡|λ(A)|

Determiniamo le matrici con numeri di condizionamento molto alti o molto bassi.

Esempio 2.4 [matrice di Hilbert]

La matrice di Hilbert ha entrate della forma

Hij=1i+j−1

Ad esempio, in dimensione 3

H3=11/21/31/21/31/41/31/41/5

Nella tabella rappresento l'aumentare del numero di condizionamento al crescere di n:

valore di ncondizionamento2100310351056107101013

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Esempio 2.5

Tra le matrici per cui K(A)=1 c'è la matrice identica.

K2(id)=1

Anche le matrici tali che

AhA=AAh=id

cioè tali che

A−1=Ah

sono perfettamente condizionate, infatti:

|A|2=1

|A−1|2=1

Osservazione 2.2

Vale la proprietà

det⁡αA=αndet⁡A,A∈Matn

det⁡[0.1∗A]=(0.1)nA→0

ma la matrice non è singolare.

Il determinante non è una buona misura della singolarità della matrice.

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